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MARATONA DLES DOLOMITES 2010 ALTA BADIA 04/07/2010 Un piccolo resoconto per gli amici del MTB Borghetto di quella che è stata un’ esperienza sportiva che va oltre l’aspetto puramente agonistico della competizione.Per me la maratona è cominciata la domenica prima in quanto approfittando della chiusura al traffico dei passi dolomitici, accompagnato da Luca e Claudio ho approffittato per provare alcune delle salite che caratterizzano questa manifestazione. Nella mia mente, in base agli allenamenti svolti fino a quel momento, avevo già ben presente quale sarebbe stato il percorso che avrei scelto la domenica successiva: il medio, 106Km., 3090 metri di dislivello, con i passi Campolongo (due volte), Pordoi, Sella, Gardena, Falzarego e Valparola. La giornata della ricognizione comincia con la scalata del Pordoi in senso contrario a quello previsto, poi discesa fino a Cernadoi, Falzarego, Valparola, sosta a Corvara per un bel gelato, una mezzoretta di riposo e poi Campolongo e Pordoi in cima al quale troviamo gli amici del MTB Isera con i quali facciamo quattro chiacchere e beviamo una birra. Il ritorno a casa e la “poca” fatica fatta mi danno la consapevolezza che fra sette giorni potrò ben comportarmi e prendermi qualche piccola soddisfazione. Il mercoledì mattina di buon’ora carico in macchina i bagagli e parto per l’ Alta Badia: l’idea è quella di fermarmi al Pian de Schiavaneis, mangiare qualcosa con la famiglia e poi farmi in bici il tratto di strada fino a S. Cassiano attraverso i passi Sella e Gardena. Terminato il pranzo e con la pancia piena mi dimentico della bella idea avuta in mattinata e decido di continuare il tragitto fino all’albergo in macchina. I giorni successivi sono dedicati alla famiglia, tranne il venerdì mattina, giorno nel quale decido di fare una sgmabata di una quarantina di Km, in tranquillità, salendo il Campolongo e il Gardena fino all’abitato di Colfosco. Lo spettacolo è garantito, paesaggio e montagne stupende, centinaia, forse migliaia di ciclisti in ricognizione sul percorso della maratona, poche macchine che non strombazzano per passare a ogni costo. E’ arrivata la domenica: la sveglia è alle quattro e mezza, colazione alle cinque, niente pasta, solo una banana, un panino con marmellata, una fetta di torta di mele, un panino con prosciutto, the in abbondanza. Nelle tasche della maglia un panino al latte con prosciutto, due barrette energetiche e una confezione di carboidrati in gel. Alle cinque e mezza prendo la bici, la controllo per vedere se tutto è a posto e parto verso la Villa dove è posta la partenza. A quest’ora la temperatura fuori dall’albergo è di 12°C per cui decido di portare con me solo manicotti e gillet antivento. Arrivo nella zona di partenza che si trova sul viale al cospetto della Gran Risa, la pista di Coppa del Mondo di sci sulla quale si svolge da più di vent’anni la gara di slalom gigante più bella della stagione. La griglia a quell’ora è già mezza piena, gli elicotteri cominciano a volteggiare nei cieli, fra pochi minuti è prevista la diretta RAI con sei ore di trasnissione. Poco dopo le sei il sole fa capolino ad illuminare il gruppo del Sella: sembra quasi ci sia una luce artificiale che illumina la parte rocciosa e lascia in ombra i prati sottostanti. Alle ore sei e trenta precise viene dato il via: si procede a rilento per i primi Km, la strada è stretta, in salita e la gente è tanta. Nonostante questo l’educazione regna sovrana, non ci sono urla di qualcuno che ad ogni costo vuole passare dove non si riesce a passare: sembra quasi ci sia una forma di rispetto verso queste montagne che si stanno risvegliando dal sonno della notte. Si arriva a Corvara che sarà la nostra meta finale indipendentemente dal percorso scelto; inizia la prima ascesa al Campolongo, si procede a scatti, rilanciando in continuazione la velocità a causa della moltitudine di corridori presenti e a causa delle caratteristiche della salita che presenta tornanti con pendenze importanti alternati a rettilinei quasi pianeggianti. In breve arrivo al primo GPM, controllo sul GPS il tempo e capisco che la gamba c’è. Tiro su i manicotti, mangio un pezzo di panino, poi giù a tutta verso Arrabba da dove inizia il Pordoi. Lo affronto assieme ad un maestro di sci della zona che avevo conosciuto in griglia. Arrivo al passo mangio la parte restante del panino e mi butto in discesa dopo aver coperto le braccia con i manicotti, rischio il mal di pancia ma non perdo tempo a coprirmi con il gillet. La discesa è stupenda con curve e controcurve, tornanti e rettilinei che si susseguono in una sequenza che sembra non finire mai. Si arriva al bivio per il Sella, la salita più dura della giornata, anche se misura solamente cinque Km e mezzo: i primi cinquecento metri li supero di slancio, poi passato il pezzo in piano comincio a sentire le gambe dure, un po’ per il freddo e un po’ per la stanchezza maturata in precedenza. Vado regolare, so che questo per me è il pezzo più difficile, non forzo cercando di seguire questo o quell’altro in quanto mancano ancora parecchi Km all’arrivo ed ogni energia sprecata ora so che mi verrà a mancare poi. Alzo lo sguardo, ci sono le Torri del Sella, il Piz Ciavazes, mille metri di rocce calcaree di rara bellezza. Scollino bene prendo la discesa con attenzione visto il fondo stradale non in ottime condizioni. Incrocio Plan de Gralba: inizia la salita di Passo Gardena, il più facile dei sei: passo dal punto di ristoro, c’è Sgarbozza che intervista chi si ferma per bere o mangiare qualcosa, guardo il livello dell’acqua nella boraccia e decido di andare dritto. Si scollina al Gardena ed il sole ricomincia a scaldare, discesa molto tecnica nella prima parte, veloce nella seconda, arrivo a Corvara, prima della curva a destra che porta sul rettilineo d’arrivo vedo mia moglie e la mia piccola che mi incitano: un segno di approvazione, un segno che tutto sta andando bene e poi via verso il Campolongo, seconda volta, con più calma, tre minuti in più del primo passaggio, la stanchezza comincia a farsi sentire un po’ di più. Per fortuna i prossimi venti Km sono in discesa o comunque tendono a scendere. Arrabba, svolta a sinistra e giù per il Livinalongo, mangio, la velocità è sostenuta (70Km/h) ma non ci sono pericoli. Dopo Pieve ci sono alcuni strappetti, non riesco a tenere i trenini a 50 orari, mi accontento di quelli a 45. Si arriva a Cernadoi, deviazione per il percorso lungo, svolto a sinistra sul medio, mi accorgo che sono senza acqua ma so che di lì a poco c’è una fontana (me l’aveva detto il Pez nella ricognizione della domenica precedente), chiedo comunque lumi ai poliziotti che confermano. Alla fontana, dopo due interminabili Km mi fermo, bevo, riempio la borraccia e riparto con il mio passo che sta diventando sempre più lento. Nei Km che portano al passo mi superano almeno una cinquantina di corridori, scollino, c’è il ristoro, bevo una coca e dei sali dopodiché rimane l’ultimo interminabile Km del Valparola, pendenza superiore la 10%, velocità inferiore ai 10 Km/h. Cerco di stare il più vicino possibile al ciglio della strada per rimanere protetto dal forte vento contrario. A cento metri dallo scollinamento mi supera Barbara Lancioni, non riesco a salire sul treno di quella che sarà la vincitrice sul percorso lungo: fa niente. Ultima discesa, ultime emozioni, guardo il cronometro e penso che ormai l’obiettivo delle cinque ore, se pur di poco, non è più raggiungibile: è lo stesso, cerco comunque di dare il massimo, attraverso S. Cassiano, passo davanti all’albergo che ci ha ospitati in questi giorni. In discesa supero un po’ di gente che poi negli ultimi Km in leggera salita tornerà davanti. Ultimo Km, fiamma rossa, come al giro, come al tour, come il libro di Gianni Mura, -500 metri, curva a destra, - 200 metri, curva a sinistra con la mia famiglia che mi incita per l’ultima volta prima del traguardo. Striscione del traguardo, soddisfazione immensa, non conta il tempo(per me buono), non conta la posizione, contano le emozioni: mia figlia Chiara che mi viene incontro in mezzo ad una moltitudine di bici gridando papà e bi..ii (bici), conta il bacio di mia moglie ed il piacere di aver passato cinque giorni indimenticabili in un mondo fantastico, dove tutto più di altrove sembra a misura d’uomo, fatto a posta per andare in bici e godere della natura che ci circonda. Arrivederci all’anno prossimo MicPiz
Spaecial thanks to: Anto, Chiara, Luca e Claudio (el Pez) Un saluto a tutti gli amici del MTB Borghetto |
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